Categorie
Editoriali

Monster Hunter Wilds, cosa ci aspetta per il futuro?

Ed eccoci di nuovo qui, a forgiare armi ed armature, a costruire i nostri set per cacciare bestioni enormi e, almeno ufficialmente, per “salvare il mondo”. In realtà invece, “ufficiosamente”, il nostro scopo principale è rompere le parti dei mostri e costruire equipaggiamenti ancora migliori per affrontare nemici ancora più forti. Sì, Monster Hunter è tornato in tutta la sua potenza, confermando quella storica equazione che lo ha reso negli anni un masterpiece per gli amanti del genere, quel titolo per cui ogni capitolo della saga rappresenta attesa, hype e ore di gioco infinite.

Parliamoci chiaro: Wilds è il titolo che tutti, ma veramente tutti gli amanti di Monster Hunter aspettavano. Certo, come ogni uscita c’è sempre quel qualcosa che manca, quell’aspetto che “si poteva fare meglio” o quel mostro storico che “mi sarebbe tanto piaciuto combattere anche qui e invece non c’è”, ma, siamo onesti: i giocatori di MH sono esigenti, molto esigenti, sognano in grande, talmente in grande che spesso quello che si trovano davanti non gli basta. Ma questo non significa che non gli piaccia: lo dimostrano le otto milioni di copie vendute in soli tre giorni e gli oltre 1,3 milioni di giocatori attivi in contemporanea soltanto su Steam (e il gioco è crossplatform).

Il trionfo di Monster Hunter

Monster Hunter

Ma che cos’è che rende Wilds così speciale? Semplice: il nuovo titolo Capcom sancisce il ritorno al modello di Monster Hunter World, il capitolo della saga che si può fregiare di essere stato il primo a trasformare il prodotto di nicchia in un gioco adatto a tutti. Lo stesso non si può dire del suo successore, Monster Hunter Rise, un titolo bello e solido ma divisivo, concepito per essere un gioco dedicato principalmente ai giocatori Nintendo e alla “vecchia guardia”.

Su Wilds si è già detto tanto: il combat system aggiornato che aggiunge senza togliere nulla alle armi. La possibilità di personalizzare personaggi, compagni e accampamenti. Il nuovo sistema di “open world” senza una vera e propria base, ma con una serie di accampamenti a cui possiamo accedere liberamente con la nostra cavalcatura (e senza schermate di caricamento). Wilds è un gioco fresco, ma che rispetta la tradizione, un titolo a cui si riesce a perdonare (e no, non si dovrebbe mai) anche un’ottimizzazione non proprio perfetta per Pc.

La domanda da porci ora è: cosa ci si aspetta da questo gioco? Perché si sa, bella la storia, ma il vero Monster Hunter inizia dopo i titoli di coda, con l’apertura dell’High Rank e l’apparizione di mostri più forti. Anche in questo caso, arrivare al fatidico GC 100 (ossia il massimo Grado Cacciatore) è abbastanza semplice (ma non per questo poco divertente) e ora lo sguardo è proiettato verso i prossimi contenuti che verranno man mano rilasciati da Capcom.

Prospettive future

Monster Hunter

Intanto, così come accaduto in World e in Rise, partiamo dalle certezze. Ad un certo punto ci sarà un’espansione importante, che introdurrà il tanto atteso Master Rank e tutta una nuova serie di mostri, equipaggiamenti e nuove feature. Ci stiamo pensando già oggi, a pochi giorni dall’uscita? Ovvio, che domande, lo si attende con lo stesso hype con cui si attendeva l’uscita dello stesso Wilds.

Poi c’è tutta la serie di aggiunte che Capcom rilascerà piano piano, tra nuovi mostri o versioni alternative di nemici già conosciuti, così da dare una ventata d’aria fresca all’esperienza di gioco, con l’obiettivo di mantenere acceso l’interesse verso il titolo.

Date da ricordare

In tal senso, i prossimi appuntamenti sono già stati rivelati: ad inizio aprile, nelle lande comparirà un nuovo mostro che abbiamo imparato ad amare (e ad odiare) in Wilds: si tratta della Muzutsune, il cui esordio sarà accompagnato da una quest evento e da aggiornamenti addizionali, tra cui nuovi livelli di sfida e il tanto atteso Gathering Hub, una stanza in cui i cacciatori possono incontrarsi, comunicare e condividere pasti prima della partenza per una missione.

Capcom ha poi rivelato anche l’uscita di un altro aggiornamento, sempre gratuito, atteso per l’estate: in questo caso i dettagli sono pochi: ci sarà un mostro addizionale ancora ignoto, una quest evento e altro ancora.

Oltre a questi free update più succosi, ci saranno aggiornamenti regolari con altre quest:
Kut-Ku Gone Cuckoo: 4 Marzo – 11 Marzo (Mimiphyta alpha headgear)
Stalking Supper: 4 Marzo – 11 Marzo (Kunafa Cheese)

Tongue-Tied: 11 Marzo – 18 Marzo (Armor Spheres)
Kut-Ku Gone Cuckoo: 11 Marzo – 18 Marzo (Mimiphyta alpha headgear)
Ballet in the Rain: 18 Marzo – 25 Marzo (Glowing Orb)
Sand-Scarred Soul: 18 Marzo – 25 Marzo (Glowing Orb)

Insomma, non resta che continuare a cacciare, perché se abbiamo capito bene, Wilds è un mondo che Capcom continuerà a popolare con costanza, per rendere l’esperienza di gioco mai ripetitiva e sempre in linea con le aspettative dei giocatori.

Categorie
Editoriali

Perchè Tekken 3 ha fatto la storia dei videogiochi

Ah la prima PlayStation! Quanti bei momenti passati davanti a quello scatolotto grigio pieno di emozioni, che prendeva ognuno di noi per mano trascinandoci in nuovi mondi tutti da esplorare. E quanti titoli, quanti generi, quanta varietà! Non mancava proprio nulla, ce n’era per tutti i gusti. Almeno così mi hanno detto. Già, perché sono nato un pelo dopo gli anni d’oro del videogame: io infatti, classe 2001, ho vissuto gli albori della PlayStation 2 che reputo la miglior console di sempre (ma è un mio parere personale). Purtroppo, titoli come Tomb Raider, Metal Gear Solid e Resident Evil per me erano sconosciuti, me li sono dovuto recuperare poi una volta cresciuto. E tra questi, mi duole dirlo, persi persino il messia dei “giochi di botte”, colui che ascese dal cielo per mostrare all’umanità intera come si crea un picchiaduro, ovvero Tekken 3.

Tekken 3, un mito senza tempo

Sono molto affezionato alla serie di Tekken dato che è la mia “fighting saga” preferita. In particolare, all’epoca di Playstation 2, ero letteralmente in fissa con Tekken 5 (che rimane il mio capitolo preferito): tra le tante modalità presenti ricordo che Namco aveva inserito la possibilità di giocare ai primi 3 prequel, ma ai tempi ero ancora un bambino e li reputavo abbastanza brutti.

Ora che sono cresciuto e che i miei gusti sono cambiati, dopo aver giocato davvero a Tekken 3 posso dire che mi ha davvero stupito: una volta finito il capitolo precedente, mosso dalla curiosità mi sono lanciato subito sul suo sequel e sono rimasto davvero incredulo da quello che stavo vedendo, pur essendo un gioco con tanti anni alle spalle.

Cosa mi ha portato a rimanere così sbalordito per molti sarà evidente: chi lo ha giocato sa perfettamente quali sono state le innovazioni che questo capitolo ha portato, trasformandosi in un vero e proprio tormentone per parecchi anni. Ma, per parlarne meglio e per comprendere effettivamente cos’è stato rivoluzionato, bisogna spendere due parole su quello che la saga di Namco voleva diventare all’inizio.

Tekken prima di Tekken

Tekken 3 King

Dopo l’uscita di Tekken 2, Namco sembrava aver deciso quale strada seguire per la sua saga. Il secondo capitolo, infatti, non era nient’altro che il primo limato dai suoi difetti. Nessuna scelta fu più azzeccata di questa. Namco riuscì a creare un’infrastruttura solida e divertente, oltre che rigiocabile più volte grazie all’aggiunta di diverse modalità.

I fan non potevano chiedere di meglio: certo, i personaggi erano un insieme di poligoni che si muovevano, ma è altrettanto vero che erano presenti molti più colori a schermo che donavano più dettagli. Ogni personaggio aveva uno stage dedicato e il roster era molto più vario rispetto al capitolo precedente.

Le musiche erano orecchiabili, le modalità di gioco erano accolte positivamente e i personaggi erano caratterizzati molto bene (è impossibile dimenticarsi del bellissimo King in cravatta o dei capelli stravaganti di Heihachi Mishima). Inoltre, il gameplay era fatto veramente bene per i tempi che correvano: le animazioni donavano al gioco una buona dose di realismo ed eseguire le combo è ancora oggi appagante.

Dalle stelle alle galassie, il manuale secondo Namco

Tekken 2, in un certo senso, appariva ancora troppo simile al competitor di Sega, ovvero Virtua Fighter. Il gioco di Namco divenne famoso principalmente grazie alla console di Sony, ma non era abbastanza. Per questo, un anno dopo l’uscita di Virtua Fighter 3, la casa nipponica decise di mostrare il suo nuovo Tekken 3 con un trailer dedicato ad un evento per giochi arcade, ottenendo il riscontro positivo desiderato.

La gente rimase sbalordita e, quando nel 1998 uscì tra gli scaffali, Tekken 3 tenne fede alle promesse fatte. La fluidità di gameplay era (ed è ancora) davvero stupefacente considerando che era un gioco Playstation 1: io, che l’ho giocato da poco, ho trovato ancora gratificante ogni singolo colpo, anche a distanza di quasi trent’anni dall’uscita.

La facilità con cui si possono concatenare tutte le mosse con così tanta fluidità dona una sensazione di realismo e di immedesimazione senza precedenti soprattutto per l’epoca. Tekken 3 sembrava capace di teletrasportare il videogiocatore all’interno di quello che sta accadendo a schermo in quel momento.

Tekken 3 è diventato famoso anche per la meccanica del sidestep: premendo due volte il tasto per saltare o per abbassarsi, il nostro PG può fare un passo in profondità verso di noi o dalla parte opposta, aggiungendo la possibilità di poter attaccare su più lati e non solo frontalmente.

Tutto ciò avviene in armonia con la telecamera dinamica, che segue i movimenti dei nostri personaggi anche durante le animazioni di grappling, donando delle azioni sempre in movimento per ogni livello che affronteremo.

Una struttura di gioco diversa

Tekken 3 K.O.

Gli avversari da battere sono sempre i classici dieci, ma con un’eccezione: chi ha giocato i primi due capitoli sa che per ogni personaggio che scegliamo è presente un rivale dedicato che troveremo negli ultimi livelli del gioco.

Tekken 3 invece ci propone dieci livelli come sempre, ma i primi otto avversari sono randomici mentre gli ultimi due, che sono i boss finali, sono sempre gli stessi. Questo perché la storia del gioco non è più incentrata sulle singole rivalità tra i membri del roster, ma tutti insieme dovranno unire le forze per sconfiggere i due nemici in comune.

Per quanto riguarda la difficoltà, non ci sono più tutti quegli stratagemmi usati per rendere il gioco più difficile, ma che in realtà facevano solo arrabbiare il giocatore. Ora infatti il nostro personaggio, se viene scaraventato a terra, si rialzerà quasi subito, in linea con la rapidità del gioco.

I combattimenti, oltre a essere veloci, risultano perfettamente bilanciati. Sin dalla prima partita si ha la sensazione di poter battere chiunque e che basti solo trovare il modo giusto per farlo. Ora infatti non troveremo più un Lee che spara calci a raffica senza mai fermarsi e senza poterlo mai interrompere.

Prendendo spunto da quello che è stato fatto nel precedente capitolo, Namco ha deciso di tenere le modalità che hanno contribuito a prolungare la vita del gioco, ma con alcune aggiunte.

Come nel prequel sono ancora presenti le modalità Sopravvivenza, Squadre e Pratica, ma viene aggiunta la Tekken Force Mode, una modalità alla Double Dragon dove camminando con il nostro personaggio dovremo sconfiggere i membri della Tekken Force. Abbiamo poi la modalità chiamata Tekken Ball Mode, dove dovremmo letteralmente fare una partita a pallavolo colpendo la palla con pugni e calci.

Cosa ha reso Tekken 3 memorabile

Tekken 3 gameplay

Se qualcuno ha buon gusto lo piò notare subito e Namco, all’epoca, ha dimostrato di averne a vagonate. Per esempio, vogliamo parlare di quanto sono belle le aree di combattimento? Come nel prequel, gli sviluppatori hanno creato per ogni personaggio un’arena dedicata. La cosa che mi ha sorpreso è la sensazione di unicità che ho provato nel vedere quei posti virtuali.

Infatti sono riusciti a creare delle mappe diversificate tra loro, inserendo degli elementi in grado di renderle facilmente distinguibili fin da subito. Inoltre, se si conosce la storia dei personaggi, risulta facile capire perché ad ogni personaggio è stata assegnata quella determinata zona, dando cosí una sensazione di coerenza.

Il tutto è accompagnato da una colonna sonora che ancora oggi risulta essere fuori di testa: Tekken 3 infatti ha un accompagnamento musicale di tutto rispetto che risuona ancora nelle memorie dei giocatori.

Tutto il merito va a Nobuyoshi Sano, che ci ha saputo davvero fare riuscendo a creare qualcosa che richiamasse lo stile rivoluzionario del gioco. Harada, il direttore di Tekken 3, racconta su Playstation Blog :

Ero un grande fan di Sanodg (Nobuyoshi Sano, ndr), per cui ho pensato di coinvolgerlo nel progetto ma a volte avevamo opinioni divergenti. Il concetto di Digital Rock era troppo alla moda e difficile da comprendere per noi. Disse che il suono digitale era il futuro e alla fine mi decisi ad
affidargli l’intera direzione della musica, la quale si è rivelata una scelta giusta.

La bellezza del titolo si vede anche nei particolari più piccoli, come il vestiario dei personaggi: nessuno può dimenticare i pantaloni fiammeggianti di Jin Kazama, la tuta di Eddy o i pantaloni FILA abbinate a delle scarpe leggere e sportive di King. Gli sviluppatori sono riusciti nell’intento di creare un abbigliamento univoco, in linea con i
tratti caratteriali dei personaggi, rendendoli così iconici.

Perchè Tekken 3 ha fatto la storia

In quegli anni il titolo di “miglior picchiaduro 3D” era conteso tra Tekken e Virtua Fighter di SEGA, ma alla fine degli anni ’90 il vincitore indiscusso fu il titolo di Namco. Chiedersi a questo punto il perché è assolutamente lecito, dato che le risposte sono molteplici.

Per quanto io sia un fan della serie di Tekken, devo ammettere che, graficamente, il titolo di SEGA è nettamente migliore, grazie al fatto che il Dreamcast era più potente della console di Sony. I fondali, i movimenti dei personaggi e il comparto tecnico generale sono alcuni degli aspetti su cui Virtua Fighter 3 predomina a mani basse su Tekken 3. Ma allora cosa ha spinto i fan a preferire il secondo rispetto al primo?

Il segreto del successo

La risposta è da ricercarsi tra diversi fattori: prima di tutto bisogna considerare come la Namco ai tempi prese la decisione di far uscire il suo titolo su PlayStation e non su Dreamcast. Infatti, per quanto potesse essere più potente, non era così popolare come la console di Sony, che era diventata un’icona pop.

A causa di alcune meccaniche, il gameplay di Virtua Fighter era molto più complesso di quello di Tekken. Per fare il famoso sidestep bisognava fare una combinazione di tasti molto più lunga e difficile rispetto a premere il tasto su (o giù) velocemente per due volte di seguito.

Il gameplay del titolo SEGA era indirizzato a chi aveva già famigliarità con i titoli precedenti, mentre Namco ha preferito fare un “piccolo reboot”, mantenendo comunque una certa continuità con i prequel.

Infine ecco il motivo più importante: i personaggi erano davvero caratterizzati al meglio, con delle musiche e delle arene che richiamavano sempre il combattente a cui erano dedicate. Tutto ciò ha contribuito, un po’ come Ryu di Street Fighter o Scorpion di Mortal Kombat, a rendere determinati personaggi veramente famosi e iconici, il tutto sulla console più venduta degli anni ’90.

Tutte ciò ha contribuito a rendere Tekken 3 quello che è diventato: un prodotto che è riuscito a far parlare di sè anche fuori dal mondo videoludico, diventando un’ icona POP riconosciuta da chiunque.

E questi sono i motivi che hanno portato Tekken 3 a fare la storia dei videogiochi. E voi cosa ne pensate? Lo avevate già giocato o non lo avete mai provato finora? Fatecelo sapere sotto nei commenti e ricorda di seguirci per non perdere i prossimi articoli! E già che ci sei, perchè non dai uno sguardo alla nostra recensione su Tekken 8?

Categorie
Editoriali

Videogiochi Pokémon, ascesa e ristagno di un colosso

Esistono pochi videogiochi in grado di accompagnare la crescita di bambini e adulti rimanendo rilevanti per oltre 25 anni. Pokémon è forse molto più di questo: un fenomeno culturale che ha plasmato non solo l’industria videoludica, ma l’immaginario collettivo di milioni di persone.

Sin dagli esordi, il franchise si è distinto per il design creativo dei mostriciattoli, una scrittura coinvolgente e un mondo ricco di dettagli. Per anni, questa cura è stata un punto fermo. Tuttavia, con il tempo, l’approccio di Game Freak è cambiato, dando vita a produzioni più frettolose, con un conseguente calo della qualità artistica e tecnica. Il più recente Pokémon: Scarlatto e Violetto (2022) ha esemplificato perfettamente questa transizione, con gravi bug al rilascio e problemi di prestazioni non indifferenti.

Questo articolo intende esplorare l’evoluzione della saga, analizzando le cause del suo declino tecnico-artistico nei titoli mainline.

Le origini di un fenomeno

La storia di Pokémon inizia nel 1996, con il rilascio di Pokémon Rosso e Verde su Game Boy. Il videogioco, un mix di RPG a turni e monster-taming, nasce dalla passione d’infanzia di Satoshi Tajiri per la collezione di insetti, un hobby molto diffuso in Giappone. Sviluppato da circa trenta persone, il progetto richiese sei anni di sviluppo. Il risultato fu innovativo ma pieno di bug, limitazioni tecniche e un bilanciamento della difficoltà poco appropriato. Le vendite non andavano benissimo, ma la rivelazione di Mew e l’evento dedicato, spinse i ricavi alle stelle, portando milioni di giocatori a cercare di ottenere il misterioso 151° Pokémon.

Game Freak e Nintendo, grazie al successo di Rosso e Verde, pubblicarono nel 1998 Pokémon: Rosso e Blu per il pubblico occidentale, una versione perfezionata del titolo originale. Il vero motore della Pokémon mania fu però una strategia di marketing senza pari: la serie animata, il boom delle carte collezionabili e una vasta gamma di gadget contribuirono a trasformarlo in un fenomeno globale.

Videogiochi Pokémon: Evento Mew
Una pubblicità per l’evento di distribuzione di Mew. Bisognava mandare la propria cartuccia di gioco a CoroCoro Comics.

Un climax verso la massima qualità tecnico-artistica

Con l’uscita delle successive generazioni, i videogiochi dei Pokémon hanno continuato a perfezionare il proprio gameplay, espandendo il mondo e arricchendolo con nuove meccaniche. Pokémon Oro e Argento (1999) su Gameboy Color si distinguevano per un vasto contenuto di gioco, introducendo innovazioni come il breeding, il ciclo giorno-notte, 100 nuovi Pokémon e il Pokédex nazionale. Inoltre, la mappa risulta enorme grazie alla possibilità di riesplorare la regione di Kanto, affrontando nuovamente le 8 palestre e la Lega Pokémon.

Il franchise continuò quindi a innovarsi progressivamente, ma è con Pokémon Platino (2008) su Nintendo DS che la serie comincia a fornire un aspetto narrativo più coeso, migliorando la scrittura della trama e delineando una cosmogonia del mondo Pokémon.

Se Platino getta le basi per una narrativa più stratificata, è in Pokémon Nero e Bianco (2010) che si arriva al suo culmine. Qui la trama dei videogiochi si articola in una riflessione sulla moralità, sull’uso dei Pokémon e sulla natura stessa del legame che instaurano con gli esseri umani. A questa profondità narrativa si affianca un comparto tecnico e sonoro di altissimo livello: la grafica rappresenta un’eccellenza per l’epoca, con una pixel art dettagliata, sebbene non sempre apprezzata da tutti. La colonna sonora è sorprendente, con tracce rimaste iconiche ancora oggi. Inoltre, il Pokédex introduce 156 nuovi Pokémon, il numero più alto mai visto in una singola generazione.

Nonostante la sperimentazione verso un tono più adulto della saga, i dati di vendita riflettevano un malcontento non indifferente da parte dei fan e ciò costrinse i vertici a fare un passo indietro.

Videogiochi Pokémon: Mappa Johto e Kanto
La mappa completa della seconda generazione Pokémon su GameBoy Color, che comprende la regione di Johto e di Kanto.

La transizione al 3D: un’opportunità sprecata?

Gradualmente negli anni, Game Freak ha accorciato i tempi di sviluppo e il segnale più evidente di questa rapidità produttiva arriva con Pokémon X e Y nel 2013. Il passaggio dal 2D al 3D mostra l’inizio di un declino visivo e narrativo: gli sprite 2D, ricchi di personalità, lasciarono il posto a modelli tridimensionali meno espressivi.

Sebbene l’introduzione di nuove meccaniche come le Megaevoluzioni, le mosse Z o le Gigamax abbiano portato a un’espansione interessante del gameplay, i cambiamenti non sono riusciti a compensare la crescente semplificazione di difficoltà e trama. Il passo indietro in termini di complessità e qualità è evidente, tutto sembra più frettoloso e, i retroscena emersi sulla sesta generazione, tra tagli alla storia originale e rimozione di features interessanti lo confermano.

La perdita della magia che ha reso Pokémon ciò che è oggi

Videogiochi Pokémon mainline
L’anno di rilascio di ogni titolo Pokémon mainline (immagine reperita da NintendoPlayers UK)

Nonostante X e Y siano stati i primi in cui il calo tecnico-artistico risulta lampante, questo concetto non riguarda tanto il caso singolo o scelte adottate in un gioco piuttosto che in un altro. Il declino è, infatti, un problema legato principalmente alla produzione. I ritmi troppo serrati hanno costretto Game Freak a rilasciare titoli nella finestra temporale di un anno per favorire una distribuzione continua. L’obiettivo dell’azienda è diventato capitalizzare quanto più possibile economicamente preferendo la quantità a discapito della qualità.

Da un punto di vista finanziario, è una mossa remunerativa che massimizza i profitti. Dal lato etico e artistico, tuttavia, l’azienda risente parecchio per aver preso troppo le distanze dal motivo per cui è nata, ovvero la passione di un ragazzo che amava collezionare insetti e che ha deciso di dar vita a un mondo popolato da creature uniche.

L’allontanamento da questa premessa iniziale ha portato a cali di interesse nei confronti del prodotto videoludico, divenuto un mero pretesto per distribuire la nuova generazione Pokémon, su cui lucrare con merchandise, gadget e carte collezionabili. A risentirne è la qualità dei videogiochi che per essere più immediati e accessibili alle nuove generazioni non vengono curati abbastanza.

Uno dei numerosi glitch di Pokémon: Scarlatto e Violetto

Dal presente al futuro: rinascita o stagnazione?

Oggi, i titoli mainline sono spesso incompleti, con caratteristiche tagliate o implementate successivamente come nel caso di Ultrasole e Ultraluna (2017) o dei controversi DLC di Spada e Scudo (2019) e Scarlatto e Violetto. Questi ultimi hanno fatto molto discutere per la mancata disponibilità di tutti i Pokémon all’interno del Pokédex nazionale (gravissimo per videogiochi così recenti) oltre a varie limitazioni grafiche, bug, texture legnose e scelte di design discutibili.

Se da un lato questo “tirare la corda” ha portato al malcontento della fanbase, la situazione resta comunque economicamente stabile. I dati di vendita restano impressionanti e i titoli per Nintendo Switch, nonostante le pesantissime carenze figurano tra i cinque videogiochi Pokémon più venduti in assoluto.

Le copie vendute di tutti i videogiochi mainline Pokémon, aggiornati a Marzo 2024.

Parallelamente, con il progresso tecnologico, diverse software house indipendenti stanno puntando fortemente sul genere monster collector, cercando di emergere in un panorama ormai senza competitor efficaci da oltre venticinque anni. Le alternative come Cassette Beasts, Coromon, Lumentale non mancano, oltre a numerosi progetti fan made, che hanno reso giustizia allo spirito originale della saga.

Qualcosa però sembra smuoversi, poiché dopo un periodo di pausa più lungo del solito, il prossimo Pokémon Leggende Z-A potrebbe segnare un cambio di rotta a favore di produzioni più curate.

Solo il tempo potrà dirci se Pokémon sarà in grado di ritrovare la magia di un tempo, mettendo da parte i guadagni a favore di una ricerca qualitativa più sostenibile nel lungo periodo.

Categorie
Editoriali

Live service: ascesa e declino dei videogiochi infiniti

Negli ultimi anni numerosi videogiochi live service hanno pesantemente deluso le aspettative. L’esempio più recente è la chiusura dei server di Multiversus, dopo solo un anno dalla sua uscita ufficiale. Ma ci sono diversi esempi eclatanti: basti pensare all’insuccesso di Suicide Squad: Kill the Justice League di Rocksteady o al tremendo flop di Concord, costato a Sony quasi 400 milioni.

Ma che cosa sono i giochi live service? E perché sembrano essersi trasformati da potenziali miniere d’oro a trappole mortali in grado di causare perdite ingenti ad ogni cassa videoludica? In questo articolo approfondiremo il genere e chiariremo le cause che hanno portato al fallimento di tanti progetti potenzialmente vincenti.

Definizione e origini

Per live-service, o games as a service, si intendono tutti quei giochi che ricevono in maniera costante aggiornamenti e contenuti aggiuntivi. Si tratta, di norma, di giochi che possono essere scaricati gratuitamente, ma che offrono tutta una serie di ulteriori servizi a pagamento.

Le origini di questo modello vengono individuate nei famosi MMOs (massively multiplayer online games). Giochi come World of Warcraft, infatti, mettevano a disposizione del giocatore un ampliamento costante della trama e delle missioni di gioco, ma necessitavano di un abbonamento mensile per essere fruiti.

Un altro esempio di questo tipo di gestione è il famosissimo Team Fortress 2. Lo sparatutto di Valve, uscito nel 2007, per tenere alto l’interesse dei giocatori, nel 2011 divenne free to play. Tuttavia, Valve decise di puntare a monetizzare sui pacchetti aggiuntivi che venivano via via inseriti con gli aggiornamenti. Questi contenuti erano tutti a pagamento e riguardavano di solito armi o equipaggiamenti vari.

Come si può intuire, il punto di forza del modello Live service riguarda la longevità dei giochi. Grazie al costante rinnovamento dei contenuti, l’attenzione dei giocatori viene sempre mantenuta costante, donando al gioco una durata potenzialmente infinita. Le fonti principali di guadagno per gli sviluppatori consistono nelle microtransazioni presenti all’interno del gioco e nei famosi season pass.

Questi ultimi consistono in una serie di contenuti extra, come nuove mappe, nuove armi o parte della trama, che diventano fruibili solo in seguito al pagamento da parte del videogiocatore. Molti live service permettono anche di acquistare vari crediti spendibili in seguito a piacimento. Si tratta, come si può intuire, di metodi di guadagno non proprio trasparenti. Soprattutto quando gli oggetti ottenibili non possono essere scelti ma vanno trovati in scrigni, pacchetti o particolari slot. In maniera analoga ai gacha games, queste forme di monetizzazione sono spesso state associate al gioco d’azzardo.

Un (apparente) grande successo

Nel corso del tempo, sono stati numerosi i titoli che hanno inserito al loro interno dinamiche live service. Il motivo è più che evidente: i guadagni. Grazie alle microtransazioni e ai pass, infatti, questo genere di giochi ha guadagnato cifre davvero importanti, spesso anche superiori alle vendite dei titoli più blasonati.

Un primo esempio è la serie FIFA (oggi EA Sports FC), che, a partire dall’edizione 09, ha introdotto la famosissima modalità Ultimate Team. Per la cronaca, si tratta di una modalità in cui il videogiocatore può creare la sua squadra dei sogni tramite l’acquisto di una serie di pacchetti che possono dare accesso ai giocatori più forti.

Inutile dire che, per poter mettere le mani sui giocatori migliori prima degli altri, è necessario spendere grandi cifre nell’acquisto dei suddetti pacchetti. La modalità FUT ha finito col diventare un vero gioco all’interno del gioco, monopolizzando sia l’attenzione dei giocatori sia il ciclo di denaro, visto che EA guadagnava molto più dal flusso delle transazioni nel FUT che dalla vendita del gioco.

Anche Konami si è adattata al modello imposto da EA, trasformando la sua simulazione calcistica, Efootball, in un free to play, anch’esso incentrato su una modalità che consente al giocatore di costruire la sua squadra dei sogni tramite una serie nutritissima di pacchetti ed espansioni.

I due titani

Se si parla di giochi Live service, sono certamente due i giochi che più di ogni altro hanno fatto parlare di se. Mi sto naturalmente riferendo a Fortnite di Epic Games e a Genshin Impact di MiHoyo.

Il primo è uno sparatutto free to play, reso famoso soprattutto dalla modalità battle royale. In essa ben 100 giocatori si sfidano in una lotta tutti contro tutti fino alla vittoria dell’ultimo superstite. Fortnite deve la sua popolarità soprattutto alla sua accessibilità e al suo essere fruibile su praticamente ogni piattaforma esistente.

All’interno del gioco le microtransazioni riguardano soprattutto elementi di estetica, personalizzazione e, soprattutto, aggiornamenti. Fortnite ha infatti presentato numerosi season pass, che riguardano principalmente la modalità “Salva il mondo” (una sorta di modalità cooperativa che funge da storia principale).

Genshin Impact è invece un JRPG open world, in cui il giocatore deve allestire un team di 4 personaggi per affrontare le numerose quest presenti nel mondo. Il gioco è anch’esso disponibile su numerose piattaforme e riceve costanti aggiornamenti.

In questo caso, la maggior fonte di spesa per i giocatori riguarda l’ottenimento dei personaggi, che vengono rilasciati in appositi eventi ma che quasi sempre vengono sbloccati in maniera casuale e solo in seguito all’utilizzo dei denaro reale.

Il successo di questi due titoli e di altri con meccaniche affini, come ad esempio Call of Duty Warzone ha spinto gli sviluppatori a puntare moltissimo su questa tipologia di gioco, convinti che essa rappresentasse la nuova frontiera per quanto concerne i giochi di successo. Come vedremo, le cose non sono andate proprio così.

Dalle stelle alle stalle

Nel corso degli ultimi anni il mondo dei videogiochi ha visto una vera e propria ecatombe di giochi live service. Sono davvero molte le case videoludiche che, nel tentativo di attingere a quella che credevano una miniera di diamanti, si sono trovate tra le mani un’enorme manciata di carbone.

Oltre a Warner e al suo Multiversus, di cui abbiamo già parlato in apertura, possiamo citare ad esempio Square-Enix, che ha visto la chiusura sia di Babylon Fall che di Final Fantasy VII: First Soldier nei primi mesi del 2023. Oppure il già citato Suicide Squad: Kill the Justice League, titolo su cui Rocksteady aveva investito moltissimo e che si è rivelato un flop da addirittura 200 milioni di dollari. Altri esempi sono XDefiant di Ubisoft, Marvel’s Avengers di Eidos e Apex Legends Mobile di EA.

Persino Epic Games, casa creatrice di Fortnite, non ha saputo bissare il successo del suo gioco più popolare. Il bizzarro picchiaduro live service Rumbleverse, uscito nel 2022, su cui Epic sembrava riporre molta fiducia, ha chiuso i battenti dopo appena sei mesi.

Il caso più eclatante, tuttavia, è probabilmente quello di Concord. Questo First person shooter, sviluppato da Firewalk Studios e pubblicato da Sony, ha suscitato talmente tanto astio da parte dei videogiocatori da costringere gli sviluppatori ad annunciarne la chiusura già per il prossimo settembre, a poco più di un anno dalla sua uscita. E questo nonostante si trattasse di un progetto su cui Sony aveva investito moltissimo.

Le cause del fallimento

Non è certamente facile stabilire in modo oggettivo le cause di questi fallimenti. Uno dei principali è certamente da individuare nella saturazione del mercato. Fino a quando i titoli con un servizio live service erano pochi, per un giocatore risultava semplice trovare il tempo per dedicarsi ad essi con costanza. Questi giochi, infatti, costituivano un piacevole intermezzo e un divertente passatempo da portare avanti tra un gioco tripla A e l’altro.

Tuttavia, questo tipo di giochi finisce col portare via moltissimo tempo a coloro che scelgono di dedicarsi ad essi con costanza ed impegno. Per progredire in modo costante, occorre infatti giocare in maniera continuativa, vista l’uscita continua di aggiornamenti e nuovi season pass. Di conseguenza è difficilissimo riuscire a portare avanti più di un gioco live service alla volta. In questa situazione è chiaro che il giocatore darà sempre la precedenza a giochi che ormai conosce bene. Anche perché cambiare gioco significa rinunciare ad ore ed ore di esperienza di gioco e, spesso, a centinaia di euro investiti nel titolo e negli oggetti collezionabili.

Esiste poi, a nostro giudizio, anche un altro aspetto, ovvero la qualità intrinseca di questi titoli. Parliamo chiaro: giochi come Fortnite devono il loro successo alla loro accessibilità e all’aver saputo creare un mondo accattivante ed accogliente anche per i più piccoli. Il fatto di essere free to play, poi, li ha molto aiutati.

Se però si parla della qualità oggettiva di questi giochi, nessuno di loro può nemmeno lontanamente competere con la maggior parte dei giochi “tradizionali”, soprattutto con i cosiddetti tripla A. Il successo di un gioco come Astro Bot, dovuto interamente all’incredibile divertimento che ha saputo regalare, ha dimostrato che i videogiocatori ancora oggi sono più che disposti a premiare la qualità, anche per giochi dalla longevità limitata e dalla trama estremamente semplice.

Con questo non vogliamo assolutamente dire che tutti i giochi live service siano di qualità scadente. Marvel Rivals, per esempio, pur proponendo pochissime innovazioni rispetto al genere degli hero shooter, resta un gioco assolutamente ben realizzato e godibile. Tuttavia, resta il sospetto che il successo iniziale del modello live service abbia spinto molti produttori a sedersi sugli allori. Si è infatti creata l’erronea convinzione che progetti poco originali e dalla realizzazione frettolosa potessero portare facili guadagni solo in virtù della loro gratuità ed accessibilità.

In conclusione, l’evoluzione del mercato dei live service è la dimostrazione che, anche nel mercato dei videogames, la qualità batte la quantità. Questo genere di giochi può certamente rappresentare un divertente passatempo e attirare molti giocatori in cerca di svago. Tuttavia, questo tipo di giochi non potrà mai generare lo stesso coinvolgimento, le stesse emozioni e divertimento offerto da giochi a cui gli sviluppatori hanno dedicato anni e anni di lavoro e che possono sfruttare pienamente le tecnologie di ultima generazione.

Speriamo che quel che è accaduto al mercato negli ultimi anni serva di lezione alle case produttrici. Perché il successo, quello vero, è qualcosa che va sempre ottenuto col duro lavoro e soprattutto grazie alla passione, e alla volontà di stupire. Certo, i colpi di fortuna esistono. Ma un fulmine raramente cade due volte nello stesso punto.

Categorie
Editoriali

I Migliori Party Game da videogiocare nel 2025

Le festività sono terminate. Chi prima e chi dopo, tutti siamo dovuti tornare alla nostra quotidianità, fatta di studio, lavoro e impegni vari. Tuttavia, vogliamo riportarvi per un po’ con la mente alla spensieratezza delle vacanze. Per farlo abbiamo stilato una lista con i migliori party game già presenti (per ora), nel 2025, sul mercato. Siete tutti invitati alla festa: mi raccomando, non mancate!

Just Dance 2025

Party Game 2025: Just Dance

E partiamo dall’immancabile episodio annuale della saga musicale targata Ubisoft. Sebbene l’edizione 2025 non si differenzi in modo significativo dai predecessori, Just Dance presenta diverse frecce al suo arco e continua a essere uno dei migliori Party Game. Anzitutto una selezione di ben 40 brani diversi, che comprendono i successi di artisti come Dua Lipa, Miley Cyrus e Lady Gaga.

Inoltre, Just Dance 2025 propone un rinnovato aspetto grafico, con spettacolari sfondi 3d che rendono le coreografie ancora più coinvolgenti. Impreziosisce l’offerta una selezione di brani esclusivi, composti da Ariana Grande. Un appuntamento imperdibile per ogni amante della musica, nonché uno dei party games più accessibili ed in grado di coinvolgere un pubblico davvero eterogeneo.

Let’s sing 2025

Party Games

E restando in tema musicale, ecco il gioco karaoke targato Voxler e Plaion. Sebbene non sia popolare quanto in Giappone, è innegabile che il karaoke sia sempre stato un passatempo decisamente coinvolgente, anche grazie al successo dei talent show.

Let’s sing propone un enorme numero di canzoni (ben 150 contando quelle del pass), che includono brani di stelle quali Ed Sheeran, Jung Cook e Benson Boone. Le sfide sono disposte in base al livello di difficoltà, in modo da non umiliare troppo i principianti e allo stesso tempo mettere alla prova i più abili nel canto. Molto interessante la possibilità di utilizzare il nostro smart phone come microfono. Se in famiglia amate cantare, questo è il party game che fa per voi!

Super Mario Party Jamboree

Party Game 2025: Super Mario Party Jamboree

Quando si parla di Party Game, è innegabile che Nintendo e la sua Switch dominino quasi incontrastati. Da 1,2,3 Switch, passando per Switch Sport fino all’intramontabile Super Mario Kart, sono davvero tantissimi i giochi Nintendo a prestarsi perfettamente a fare da animatori delle nostre feste.

Tuttavia, nessun gioco è più adatto a fungere da rappresentante Nintendo in questa classifica dell’ultimo esponente della saga di party games per eccellenza, ovvero Super Mario Party. ecco quindi a voi l’ultimo episodio della saga, denominato Jamboree. Il termine, originario del mondo degli scout, significa letteralmente marmellata di ragazzi. E il nuovo Mario Party è proprio questo, ovvero un abbuffata di giochi in compagnia!

Jamboree presenta ben 7 tabelloni, la bellezza di 112 minigiochi e una modalità online in grado di far competere ben 20 giocatori alla volta. Il tutto condito da un comparto tecnico aggiornato, davvero piacevole sia da vedere che da ascoltare e dall’enorme giocabilità e divertimento che da sempre contraddistinguono i giochi dedicati a Mario. Stanchi di tombolate e noiose sfide a Monopoli? Jamboree è proprio quel che fa per voi!

The Jackbox Megapicker

Sempre parlando di serie longeve, la saga di Jackbox Party non ha davvero nulla da invidiare a Mario Party. Nata nel 2014 e giunta alla sua decima incarnazione, questa serie di party games targata Jackbox Games è ormai divenuta un appuntamento annuale fisso per gli amanti del genere.

Forte di un’estetica originale e colorata, di un’enorme varietà di sfide e soprattutto di un’estrema semplicità, Jackbox party ha saputo coinvolgere e divertire un numero enorme di giocatori, grazie soprattutto al fatto che la serie è disponibile su praticamente ogni tipo di device, dai dispositivi Android a tutte le maggiori console.

Abbiamo inserito qui la versione Megapicker, che consente di scegliere liberamente qualunque dei minigiochi presenti nei vari pack. Basta davvero poco per iniziare una partita. Sono infatti sufficienti un telefono e una connessione internet. Ma una volta incominciato, smettere è dannatamente difficile!

Nintendo Switch Sports

Sebbene Switch Sport sia uscito nel 2022, Nintendo ha saputo aggiornare ed ampliare costantemente il suo party game sportivo rendendolo interessante e divertente anche nel 2025. Proprio quest’anno il gioco ha ricevuto un sostanzioso bonus gratuito con l’inserimento del basket, che affianca tennis, golf, bowling, chanbara, volley, calcio e badminton.

Fin dai tempi della WII, la serie sportiva di Nintendo ha sempre saputo coinvolgere ed intrattenere giocatori di ogni genere ed età, grazie alla sua accessibilità e al suo gameplay semplice ma anche dannatamente competitivo, in grado di accendere l’animo agonistico di praticamente chiunque.

Ognuna delle specialità del gioco risulta ben pensata, semplice da imparare e coinvolgente, oltre a risultare fedele, anche se alla lontana, allo sport da cui è tratto. Se avete una Switch, switch Sports è un acquisto quasi obbligato se amate giocare in compagnia.

Categorie
Editoriali

Nintendo Switch Best Seller: i 10 giochi più venduti

Con oltre 146 milioni di unità vendute e un incredibile record di 1,3 miliardi di giochi distribuiti, Nintendo Switch si avvia verso la fine della sua gloriosa era. Tuttavia, questo non significa che sia tempo di voltare pagina. Anzi, dopo l’annuncio di Nintendo Switch 2, l’hype è alle stelle. La nuova console di Kyoto sembra voler continuare la strada tracciata dalla prima, ma mentre aspettiamo novità, oggi, vogliamo celebrare Switch guardando indietro ai suoi incredibili successi e in particolare sui 10 giochi più venduti su Nintendo Switch.

Switch è riuscita anche a portare tantissime terze parti sulla console. Un risultato per nulla scontato per Nintendo, che ha avuto sempre grandi difficoltà sotto questo aspetto soprattutto a causa, da un po’ di generazioni a questa parte., dell’hardware meno performante rispetto a quello dei rivali. Sotto questo punto di vista, è ancora così, ma Nintendo Switch ha avuto l’onore di diventare la console perfetta per tanti videogiochi, sopratutto quelli indie. Nonostante tutto però, sono sempre le esclusive che fanno la differenza. Non a caso dunque tra i 10 giochi più venduti ci sono solamente esclusive Nintendo.

10. New Super Mario Bros. U Deluxe – 17,77 milioni

New Super Mario Bros. U Deluxe

Un platform 2D classico con livelli impegnativi e una modalità cooperativa per quattro giocatori capace di trasformarsi grazie a Nintendo Switch da un buon gioco a un ottimo videogioco anche e sopratutto in termini di vendite.

New Super Mario Bros. U Deluxe è lo stesso gioco sia su Wii U che su Switch, ma la differenza nei risultati di vendita è netta. Una peculiarità che noteremo anche in altri giochi di questa classifica.

9. Super Mario Party – 20,98 milioni

Super Mario Party

Il party game per eccellenza, con tanti minigiochi e modalità perfette per divertirsi con amici e famiglia. Non l’unico uscito per Nintendo Switch, ma sicuramente il più apprezzato.

80 minigiochi, nuova modalità cooperativa e anche la possibilità di sfidarsi Online. Tutto quello che serve per un Mario Party che diventa Super.

8. The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom – 21,04 milioni

The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom

Sequel di Breath of the Wild, The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom amplia l’universo di Hyrule con nuove meccaniche tipiche dei sandbox ma elevandole alla massima potenza, come fa di consueto Nintendo quando sviluppa una delle sue serie principali.

Un capolavoro unico nel suo genere, che merita il successo che ha avuto e che ben sperare i fan per il futuro della serie.

7. Pokémon Scarlatto e Violetto – 25,69 milioni

Pokémon Scarlatto e Violetto

Quattro anni dopo Spada e Scudo, arrivano Pokémon Scarlatto e Violetto: un flop tecnico per critica e per la community. Ma ancora una volta un sucesso per le casse di The Pokémon Company.

L’ultimo capitolo della serie ha aperto gli occhi anche a Nintendo. Il franchise ha bisogno di tornare alla qualità dei tempi migliori, ma se questi videogiochi sono riusciti a vendere così tanto, non osiamo immaginare cosa possa accadere nel futuro, ora che Game Freak condivide anche gli uffici con Nintendo.

6. Pokémon Spada e Scudo – 26,44 milioni

Giochi Più Venduti su Nintendo Switch: Pokémon Spada e Scudo

Ormai è consuetudine: ogni videogioco del franchise Pokémon è un successo economico. Lo stesso vale per Spada e Scudo, nonostante sia ben lontano dall’essere il miglior della serie.

Pokémon Spada e Scudo è il primo esempio di questa classifica per cui non sempre i giochi migliori sono quelli con più vendite, ma le unità vendute spiegano perché nonostante la qualità Nintendo non possa prescendire dai titoli di Game Freak.

5. Super Mario Odyssey – 28,50 milioni

Super Mario Odyssey

Ogni capitolo 3D di Super Mario è speciale, ma Super Mario Odyssey è stato qualcosa di più, poiché ha saputo trainare la console nel successo che ha meritato con un livello qualitativo che rispecchia le vendite.

Super Mario Odyssey è un platform 3D in cui Mario esplora mondi vasti e creativi, con l’aiuto del suo fidato cappello Cappy e che è stato in grado di entrare nell’Olimpo dei migliori giochi dell’idraulico italiano riservandosi un posto tra Super Mario 64 e Galaxy.

4. The Legend of Zelda: Breath of the Wild – 32,29 milioni

Giochi Più Venduti su Nintendo Switch: The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Il primo gioco disponibile su Nintendo Switch è anche uno dei più venduti e soprattutto dei più belli di tutti i tempi. The Legend of Zelda: Breath of the Wild è semplicemente un gioco meraviglioso che ha definito nuovi standard per i giochi di ruolo, per gli open world e ovviamente per l’intera saga di Link.

La critica lo ha subito elogiato come uno dei migliori videogiochi del decennio e poco dopo come uno dei migliori della storia. E anche i videogiocatori hanno largamente apprezzato viste le oltre 30 milioni di copie vendute.

3. Super Smash Bros. Ultimate – 35,14 milioni

Giochi Più Venduti su Nintendo Switch: Super Smash Bros. Ultimate

La magnum opus di Masahiro Sakurai inaugura il podio dei videogiochi più venduti su Nintendo Switch. Un picchiaduro con uno stile unico e 80 personaggi giocabili provenienti dall’intera industria videoludica.

Super Smash Bros. Ultimate è la massima definzione di una saga che dura da decenni. Il miglior Super Smash di tutti e tempi e forse insuperabile. Fare di meglio sarà quasi impossibile, anche considernado le condizioni di salute di Sakurai.

2. Animal Crossing: New Horizons – 46,45 milioni

Giochi Più Venduti su Nintendo Switch: Animal Crossing: New Horizons

Animal Crossing: New Horizons è il miglior simulatore di vita mai creato e merita un posto in qualsiasi collezione, poiché perfetto per rilassarsi sia da soli che con gli amici.

Non possiamo negare l’importanza del periodo storico. Il lockdown da Covid-19 e l’uscita di Animal Crossing: New Horizons coincidono (20 marzo 2020), ma non bisogna nemmeno sminuire la bravura di Nintendo nel proporre un videogioco di altissimo livello, sia in termini di qualità che di quantità.

1. Mario Kart 8 Deluxe – 64,27 milioni

Mario Kart 8 Deluxe

A causa del flop di vendite di Wii U, in pochi hanno giocato a Mario Kart 8. Nintendo però era convinta fosse un grande gioco e lo ha riproposto su Switch. Il risultato è Mario Kart 8 Deluxe, il primo tra i giochi più venduti su Nintendo Switch e il best seller nella storia dell’intera saga di Mario Kart.

Mario Kart 8 Deluxe ha portato al suo massimo splendore la lunghissima serie Nintendo sia in termini di qualità nel gameplay che quantità nei contenuti. E sicuramente non è un caso che Nintendo Switch 2 abbia mostrato le sue prime capacità proprio con Mario Kart.

Categorie
Editoriali

L’esplorazione come narrazione: da Stray a Flow

Cosa significa esplorare? Conoscere l’ignoto o scoprire meglio sé stessi? Nel cinema e nei videogiochi l’esplorazione può assumere diverse forme come il viaggio interiore di un personaggio o la scoperta di un nuovo mondo. Stray (2021) e Flow (2024) rappresentano due prospettive complementari sullo stesso tema, invitando a riflettere su come l’ambiente e la narrazione visiva possano trasformarsi in un potente strumento di connessione emotiva.

Stray, celebre videogioco indie di BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive, è ambientato in una città futuristica in declino, dalle tinte cyberpunk, popolata da robot senzienti. Il giocatore assume il ruolo di un gatto randagio che intraprende un viaggio per ritrovare la strada di casa. Lungo il suo percorso svilupperà un’amicizia insolita con un’IA chiamato B12, scoprendo pian piano frammenti di un mondo un tempo esistente e attualmente privo di esseri umani.

Flow, film d’animazione di Gints Zilbalodis narra le avventure di un micio solitario alle prese con un diluvio universale. La ricerca di un modo per sopravvivere lo porterà ad intraprendere un viaggio in compagnia di altri animali attraverso paesaggi onirici e surreali.

La narrazione visiva in videogiochi e film

La narrazione visiva differisce profondamente tra medium videoludico e cinematografico.

Nel sistema di coinvolgimento ludico una caratteristica essenziale è l’interattività: la richiesta di un comando da parte del giocatore che non si limita all’osservazione della scena che gli si pone davanti. Sono presenti rarissimi casi cinematografici in cui questo è possibile, come Bandersnatch (2018)o Erica (2019), ma si tratta principalmente di film in cui è possibile imboccare diverse biforcazioni narrative. Quello a cui mi riferisco è in particolar modo la possibilità di esplorare il mondo che ci circonda scegliendo noi cosa, come e a quale ritmo vederlo.

Stray utilizza la narrazione visiva in modo profondamente interattivo. La città con i vicoli illuminati da neon e le atmosfere decadenti diventa un espediente narrativo a sé stante che racconta la storia di un mondo in cui l’elemento antropico è svanito ormai da tempo, lasciando spazio alle macchine. Il giocatore scopre gradualmente l’ambiente esplorandolo, scoprendo via via pezzi di un puzzle più grande. Il racconto si evolve dinamicamente adattandosi alle nostre azioni, proprio come un viaggio esplorativo che diventa metafora del nostro coinvolgimento.

La narrazione cinematografica, al contrario, si concentra sulla capacità di guidare lo spettatore attraverso un percorso emotivo e visivo senza l’intervento diretto. In Flow questo processo è affidato principalmente all’animazione, all’estetica minimalista e al movimento del protagonista.

Pur essendo un film, privo dunque di un naturale elemento interattivo, la regia riesce ad offrire l’illusione di un’esplorazione attiva. La curiosità del micio guida la narrazione visiva, stimolando l’immaginazione dello spettatore su ciò che potrebbe nascondersi oltre i limiti visibili dell’ambiente che lo circonda.

L’importanza dell’elemento ambientale

Stray: luce

Ad arricchire l’esperienza narrativa, l’ambiente non rappresenta solo lo scenario in cui si svolgono gli eventi, ma interagisce direttamente con il protagonista favorendo la connessione tra i due.

In Stray, l’interazione con l’ambiente conferma il ruolo attivo degli scenari. Ciò è evidente sin dalle prime ore di gioco con i neon che lampeggiano in risposta al miagolio del gatto. La presenza di ostacoli che si frappongono tra lo spostamento da un’area all’altra contribuisce alla resa di un mondo vivo e reattivo. Inoltre, la meccanica del parkour, lo spostamento di oggetti e la presenza di puzzle ambientali, pur nella loro semplicità, stimolano la curiosità del giocatore suggerendogli di soffermarsi di più sui vari luoghi che si trova davanti e restituendo l’idea di un ambiente non solo vissuto, ma anche oggetto di modifiche da parte del protagonista.

In Flow i paesaggi evocativi rappresentano stati emozionali e cambiamenti interiori del protagonista. L’esplorazione di spazi differenti delinea un ritmo dinamico in cui ogni frammento dell’avventura diventa essenziale per la costruzione di un disegno più grande, generando una dinamica implicitamente simbolica.

Tematiche e simbolismo

A livello tematico le due opere contengono alcuni spunti simili pur mantenendo la loro unicità e le loro differenze.

Una delle tematiche più importanti, se non la principale, apparentemente antitetica rispetto all’assenza degli esseri umani è proprio la riflessione sul concetto di umanità. Entrambe le opere si pongono un interrogativo fondamentale: “È indispensabile essere umani per possedere umanità?” Questo viene esplorato attraverso personaggi che, in situazioni ardue manifestano qualità tipicamente umane quali l’altruismo e l’empatia.

Stray: gioco


In Stray, l’assenza degli esseri umani è una diretta conseguenza della progressione tecnologica incontrollata. In questo mondo, privo ormai di esseri umani, i robot senzienti hanno sviluppato valori e legami che richiamano caratteristiche tipicamente umane. Il gatto, unico essere vivente presente, attraversa il mondo devastato e, grazie alle sue interazioni, si pone come catalizzatore di riflessioni sul significato di umanità, suggerendo che le caratteristiche che crediamo ci appartengano possono emergere anche oltre i confini dell’umanità biologica.

In Flow, il viaggio è narrato attraverso un cast di soli animali. Le loro rappresentazioni allegoriche ci mostrano come l’armonia, basata su compromessi e somiglianze più che differenze sia essenziale per affrontare un pericolo comune.

L’elemento acquatico si rivela centrale, passando da forza distruttiva a presenza costante che modella il percorso del protagonista. Più di un semplice disastro naturale, assume un significato simbolico, diventando spazio di esplorazione e adattamento. Il gatto, attraversando e riaffrontando l’acqua in più occasioni, trasforma la sensazione di minaccia in un’opportunità di crescita.

La ragione della scomparsa umana è indefinita, anche se si lascia intendere che la causa sia una malagestione delle risorse naturali.

Stray: passeggiata

Esperire le due opere

In definitiva, Stray, si affida all’interattività come aspetto basilare per veicolare il coinvolgimento emotivo. I luoghi evocativi raccontano il mondo distopico in cui ci muoviamo, mentre i legami che sviluppiamo con i personaggi, principali e secondari, arricchiscono l’esperienza del giocatore.

Un tratto significativo del gioco è la capacità di farci sentire davvero nei panni di un gatto: funzioni che a prima vista sembrano semplici espedienti ludici come la possibilità di miagolare, farsi le unghie o accoccolarsi su una superficie morbida restituiscono invece una sensazione ben più profonda. Questi momenti, apparentemente giocosi, contribuiscono a costruire un’intesa affettiva con il protagonista, amplificando l’immersione e offrendo al giocatore una nuova dimensione sensoriale coinvolgente.

Stray: riposo

Flow punta ad offrire un’opportunità meditativa, in cui l’assenza di dialogo diventa fondamentale per non disturbare la quiete del viaggio intrapreso dal protagonista. Lo spettatore si trova dunque in una posizione di contemplazione passivo-riflessiva.

Il ritmo del film segue una linea sinuosa, che si muove fluidamente, si trasforma, avanza e a tratti sembra tornare indietro in una danza che rispecchia lo stato emotivo del personaggio principale. La colonna sonora sposa perfettamente questo concetto, coinvolgendo lo spettatore a un livello profondo. I suoni, infatti, sembrano accompagnare ogni movimento del gatto, trasformandosi in un filo conduttore che ne guida l’attenzione e amplifica l’immedesimazione.

Conclusione

L’esplorazione, come tema centrale, viene trattata in modo unico sia nel contesto cinematografico che videoludico. Entrambe le esperienze ci offrono modi diversi di esplorare, ma al contempo ci accompagnano verso lo stesso fine: la scoperta di sé, del mondo intorno a noi e delle emozioni che lo definiscono.

L’analisi delle due opere, Stray e Flow, rende più ovvia la sfumatura tra i due media, con il cinema che si ispira all’interattività del videogioco e i videogiochi che adottano tecniche narrative cinematografiche.

Il medium videoludico, con la sua capacità di coinvolgere attivamente lo spettatore, si afferma come una forma d’arte a sé stante, che combina estetica, narrazione e interattività, arricchendo la percezione dell’arte contemporanea e offrendo nuove modalità di espressione e di fruizione culturale.

Categorie
Editoriali

I migliori Picchiaduro del 2024

É trascorsa ormai più di una settimana dalla cerimonia dei Game Awards del 2024. Come tutti saprete, ad aggiudicarsi il titolo di miglior picchiaduro dell’anno è stato Tekken 8. Sebbene il 2024 non abbia riservato grandissime gioie agli amanti dei giochi di combattimento, non sono mancati i titoli interessanti. In questo articolo analizzeremo uno per uno i migliori picchiaduro del 2024, ovvero i cinque giochi che hanno ricevuto la nomina agli awards, per scoprire i punti di forza e le criticità di ognuno di essi.

Tekken 8

E partiamo proprio dal re dei picchiaduro 2024. Su Tekken 8 si è già detto davvero tutto. Bandai Namco ha saputo realizzare un titolo davvero ricco, completo, profondo e divertentissimo. Tekken 8 offre una modalità storia lunga e spettacolare, una innovativa modalità arcade e una modalità online estremamente funzionale e adatta sia ai professionisti che ai neofiti.

Come se non bastasse, Tekken 8 è uno dei pochi giochi della lista ad essere un vero picchiaduro competitivo (su questo punto torneremo più avanti) e a restare fedele a tutti i canoni che hanno fatto la fortuna della serie di Tekken. Alla luce di tutti queste argomentazioni, a giudizio di chi scrive, Tekken 8 ha meritato ampiamente la vittoria agli awards. Per un ulteriore approfondimento, rimandiamo alla nostra recensione.

Dragon Ball: Sparking! Zero

Migliori picchiaduro 2024

Se c’è stato un gioco in grado di insidiare la vittoria di Tekken 8, questo è stato certamente Dragon Ball Sparking Zero. L’ultimo gioco dedicato a Goku e compagni offre in effetti un’offerta davvero valida, con decine di modalità, un numero esorbitante di personaggi e un gameplay semplice ed accessibile ma anche molto soddisfacente e divertente.

A nostro giudizio, però, il tallone d’Achille di Sparking Zero è stato proprio vendersi per quello che non è. Come abbiamo ribadito più volte in sede di recensione, infatti, Sparking è un picchiaduro arena, non un picchiaduro tradizionale. Le meccaniche del suo gameplay lo rendono molto più adatto ai giocatori casual che ad un pubblico competitivo per definizione come quello degli amanti dei picchiaduro.

I problemi riscontrati in molti degli eventi dedicati al gioco sono un elemento a favore della nostra tesi. Di conseguenza, sebbene Sparking Zero sia stato un vero e proprio fenomeno di massa per quanto riguarda vendite e attenzione mediatica, abbiamo apprezzato la scelta degli organizzatori di premiare Tekken 8, sebbene Sparking resti un titolo davvero valido, ricco e divertente.

Granblue Fantasy Versus: Rising

Migliori picchiaduro 2024

Tra tutti i titoli in corsa per l’award, Granblue Fantasy Versus: Rising è forse quello che avrebbe meritato maggiori fortune. L’ultima fatica di Arc System infatti è un picchiaduro profondo, divertente da giocare e assolutamente spettacolare da vedere.

Sulla falsariga di Dragon Ball Fighters, Rising presenta una grafica 2d assolutamente superba, al punto da sembrare addirittura più bello da vedere di un film di animazione. Il combat system è molto complesso e tecnico, ma riesce allo stesso tempo a risultare divertente ed appagante. Rising è anche estremamente ricco di contenuti, con un roster enorme ed in continua espansione, un gran numero di modalità e un online reso impeccabile dall’uso sapiente del rollback netcode.

Per quanto ci riguarda, se c’era un gioco in grado di contendere fino alla fine il premio a Tekken 8, questo era proprio Granblue Fantasy Versus Rising. Se siete amanti del genere e vi eravate persi questa autentica perla correte subito a recuperarlo. Ne varrà la pena.

Multiversus

Non possiamo negare di essere rimasti sorpresi dalla presenza di Multiversus tra i migliori picchiaduro 2024. Nonostante l’ottimo successo di pubblico, infatti, il titolo Warner è stato funestato dai problemi fin dalla sua uscita in forma di beta, nel luglio 2022.

Multiversus è un picchiduro con meccaniche platform, molto simile sia in estetica che in gameplay alla saga di Super Smash Bros. Punto di forza del titolo è indubbiamente il suo roster sterminato, che unisce i personaggi della DC Comics a tutte le altre proprietà intellettuali di Warner, dai Looney Tunes a Game of Thrones.

Nonostante il gameplay scanzonato e divertente, il gioco ha sofferto da sempre di enormi problemi di bilanciamento, ulteriormente peggiorati dalla qualità dell’online, non sempre all’altezza. Molte critiche sono state rivolte anche al sistema di microtransazioni all’interno del gioco.

Nonostante tutto, il successo di multiversus è stato enorme. L’amore mostrato dai fan e la buona volontà messa in campo da Warner nell’aggiornamento costante del gioco sono certamente un segnale molto positivo. Restano tuttavia diverse perplessità nel vedere in una classifica così importante un gioco che, per molti aspetti, è più simile ad un party game che ad un picchiaduro. Soprattutto un gioco che, finora, ha mostrato così tante criticità.

Marvel vs Capcom Fighting Collection: Arcade Classics

Milgiori picchiaduro 2024

E qui arriviamo davvero alle note dolenti. Intendiamoci: non abbiamo nulla contro l’ottima collection imbastita da Capcom. In sede di recensione, abbiamo anche lodato questa ricchissima raccolta. La domanda che dobbiamo porci però è un’altra. Una raccolta di giochi di oltre 20 anni fa può essere considerata uno dei migliori picchiaduro del 2024? Per quanto ci riguarda, la risposta è un deciso no.

Ribadiamolo di nuovo: la collezione è di buonissimo livello. Tutti i giochi all’interno sono godibili e divertenti, con Marvel vs Capcom 2 che resta tuttora un capolavoro. Tutti i titoli della saga crossover di Capcom presentano gameplay frenetici e divertenti e una grafica coloratissima e in grado di ricreare fedelmente le atmosfere dei fumetti Marvel.

Tuttavia resta davvero difficile considerare questo prodotto uno dei migliori picchiaduro dell’anno. Il fatto che questo gioco sia stato inserito tra i candidati al premio deve farci tutti riflettere su quanto nel 2024 il genere dei fighting games sia passato in secondo piano.

Categorie
Editoriali

I 10 migliori JRPG del 2024

Il 2024 è stato un anno ricco di sorprese per gli appassionati di videogiochi. Tra grandi titoli tripla A e produzioni indipendenti, questo anno ha regalato avventure memorabili. In particolare, per gli amanti dei JRPG, il 2024 potrebbe essere definito uno degli anni d’oro del genere, grazie alla straordinaria quantità di uscite di grande qualità.

Oggi vi presentiamo la classifica dei 10 migliori JRPG del 2024. Ci tengo a precisare che questa selezione riflette il gusto personale di chi scrive, quindi non è necessario prendersela se il vostro gioco preferito non figura tra quelli selezionati.

10. Granblue Fantasy: Relink

Annunciato nell’agosto del 2016, con uno sviluppo a dir poco travagliato e rimandato numerose volte, Granblue Fantasy: Relink riesce finalmente ad uscire nel febbraio del 2024. Complice la gestione da parte di Cygames, sviluppatori dello storico gioco mobile, Relink riesce a catturare fan di lunga data e neofiti che si approcciano per la prima volta al franchise.

Il gioco ha un comparto artistico notevole, un sistema di combattimento abbastanza soddisfacente e tutte le carte in regola per essere un fantastico JRPG, pecca tuttavia di alcune aggiunte che sono imprescindibili per un titolo di questo calibro, come la presenza di un mondo di gioco aperto ed esplorabile, assente in quanto l’esplorazione delle aree è vincolato alle missioni che si andranno a svolgere e alla progressione della trama.

La campagna non spicca particolarmente, ma il roster dei personaggi è abbastanza ampio e continua a essere espanso con nuovi update, promessa fatta al rilascio da Cygames e mantenuta con nuovo contenuto a pagamento e free to play.

9. Mario e Luigi Fraternauti alla Carica

Mario e Luigi: Fraternauti alla Carica segna il ritorno dei due fratelli più iconici della grande N in un JRPG dalle tinte comiche e leggere. Con un approccio accessibile e un sistema di combattimento dinamico ma intuitivo, il titolo è perfettamente adatto a tutte le età. Il ritmo dell’avventura è mantenuto alto da dialoghi divertenti e varie situazioni assurde, mentre il comparto grafico mostra una notevole cura, visibile nelle animazioni vivaci e nella grafica colorata.

Punto di forza sono le interazioni tra Mario e Luigi, fulcro principale del gioco, arricchito da scenari divertenti e meccaniche cooperative che sfruttano appieno le loro abilità.

Il gioco è molto semplice e divertente senza mai risultare noioso, il che lo rende perfetto per chi si approccia per la prima volta ai JRPG, ma potrebbe essere meno appetibile per chi ricerca un intreccio più profondo o un gameplay più articolato.

8. Romancing SaGa 2: Revenge of the Seven

Ottavo posto per il remake 3D della storica Romancing Saga del 1992 per Super Famicom. Il secondo capitolo, Romancing Saga 2, viene ripreso ancora una volta dopo la riedizione in HD-2D del 2017. Square Enix reinterpreta l’esperienza originale per il pubblico moderno, abbandonando la pixel art in favore di una veste grafica completamente in 3D. Il gioco preserva le meccaniche che l’hanno reso unico, come il sistema di eredità dinastica e la progressione dinamica, offrendo al giocatore un grado di libertà raro nei JRPG tradizionali.

Questa scelta arricchisce il gameplay con spunti interessanti, come l’apprendimento di nuove abilità o magie, ma al tempo stesso penalizza la trama, poiché l’alternarsi di sovrani limita lo sviluppo caratteriale dei personaggi. Il remake rappresenta un’ottima occasione per riscoprire un classico senza tempo, arricchito da migliorie visive e una maggiore accessibilità, pensate per un pubblico più ampio.

7. Unicorn Overlord

Sviluppato da Vanillaware e Atlus, Unicorn Overlord è una delle sorprese più interessanti del 2024. Si tratta di un JRPG tattico che offre una serie di meccaniche intriganti per stimolare la creatività dei giocatori, combinate con una direzione artistica ispirata e un combat system che premia strategia e pianificazione. Le animazioni, disegnate a mano, aggiungono un tocco unico all’esperienza visiva.

Il cuore del gameplay risiede nel sistema tattico, che consente combinazioni strategiche altamente personalizzabili, sebbene l’esecuzione avvenga in stile auto-battler. Dal punto di vista narrativo, il gioco presenta una trama ben costruita e coerente, ma non particolarmente originale, e lo stesso vale per i personaggi. Maggior cura è investita infatti nella profondità strategica e nell’eccezionale direzione artistica e sonora, rendendolo un must-have per gli appassionati di JRPG tattici.

6. Dragon Quest 3 HD-2D Remake

Remake di uno dei capitoli più amati della saga di Dragon Quest, Dragon Quest 3 HD-2D Remake ripropone un classico intramontabile con un aggiornamento grafico moderno in HD-2D. Stile già apprezzato in numerosi titoli, dona nuova energia al gioco grazie a una pixel art ricca di dettagli e a una colonna sonora mozzafiato che arricchisce l’esperienza ludica.

Il combat system, pur fedele all’originale, offre un ritmo più fluido, mentre alcune migliorie alla qualità della vita rendono il titolo più accessibile anche ai neofiti. Tuttavia, sebbene il remake modernizzi molti aspetti, la struttura narrativa rimane ancorata al design originale, risultando talvolta datata e meno accattivante per i nuovi appassionati, abituati ai JRPG più moderni.

In definitiva, il gioco è un viaggio nostalgico nelle radici della saga, in grado di conquistare nuovi giocatori e regalare ancora una volta l’avventura di Alefgard a chi l’ha già vissuta. Con una grafica di altissimo livello e un profondo rispetto per la storia del franchise, il remake si conferma un’esperienza imprescindibile per chi desidera riscoprire uno dei pilastri dei JRPG anni ’80.

5. Persona 3 Reload

Quinto posto per Persona 3 Reload, l’attesissimo remake del capolavoro del 2006 che ha segnato profondamente la saga. Questa nuova versione, con una grafica rinnovata che richiama Persona 5, non si limita a un restyling visivo, ma arricchisce l’esperienza con contenuti modernizzati e meccaniche adatte ai tempi attuali.

Il gioco tratta temi maturi e ci immerge in un’atmosfera oscura, pur mantenendo la classica struttura slice-of-life della serie. Il sistema di combattimento a turni è stato rifinito, con opzioni tattiche fluide e un’interfaccia più intuitiva. La gestione dei Social Link è stata aggiornata, ma purtroppo non raggiunge la profondità di Persona 5 Royal e Persona 4 Golden, risultando inferiore rispetto ai capitoli più recenti.

L’esplorazione del Tartaro, seppur meno ripetitiva rispetto all’originale, può ancora sembrare tediosa, ma i miglioramenti apportati la rendono meno pesante. La trama rimane solida, anche se alcuni dettagli sono poco definiti.

Il titolo si conferma come un’operazione nostalgica ben riuscita, che consente a tutti di rivivere un classico con una veste grafica aggiornata e tanti nuovi contenuti.

4.Yakuza: Like a Dragon – Infinite Wealth

Subito sotto il podio, ottavo capitolo della celebre serie Yakuza, Like a Dragon: Infinite Wealth rappresenta un’evoluzione significativa per il franchise, forte del cambio di ambientazione e di alcune novità introdotte nel gameplay. Si sposta infatti alle Hawaii, offrendo un setting unico che arricchisce il mondo di gioco con una cultura inedita per la serie. Questa scelta, pur avendo suscitato qualche perplessità tra i più, si rivela vincente nell’offrire nuove possibilità narrative.

Il gioco possiede un’eccezionale quantità di contenuti. Tra le novità spicca un minigioco che richiama Animal Crossing, in cui è possibile gestire un’isola, aggiungendo un elemento rilassante al gameplay. Il combat system si arricchisce, garantendo battaglie dinamiche coinvolgenti, grazie a una svolta strategica che premia il posizionamento nelle battaglie, mentre l’esplorazione raggiunge una maggiore profondità con numerose side quest e missioni secondarie.

Nonostante a livello narrativo Infinite Wealth soffra di un ritmo meno incisivo rispetto ai suoi predecessori la trama rimane comunque solida, permettendogli di affermarsi come uno dei migliori capitoli della serie e come JRPG di riferimento per il 2024.

3. Shin Megami Tensei V: Vengeance

Gradino più basso del podio per Shin Megami Tensei V : Vengeance, riedizione del gioco originale del 2021, Shin Megami Tensei V, sviluppato e prodotto da Atlus. Grazie a un mix di nuove meccaniche e a una trama dalle tinte oscure, Vengeance si conferma come una delle migliori esperienze per gli amanti dei JRPG hardcore.

Il gioco è molto solido dal punto di vista narrativo, mantenendo il classico approccio filosofico-apocalittico in linea con il resto della serie. Nello specifico esplora temi profondi incentrati sul libero arbitrio e le conseguenze derivanti dalle proprie scelte morali. Vengeance riesce, rispetto all’edizione base, a dare il giusto spazio ai personaggi secondari che risultano più definiti.

Il gameplay viene inoltre perfezionato con nuovi contenuti, abilità e un maggior grado di varietà strategica che richiede pianificazione e un più attento utilizzo delle proprie risorse. A questo si aggiunge un’ottima riorganizzazione dei dungeon, con un level design più complesso e maggiori segreti.

Ed è proprio grazie a tutte le migliorie apportate che Vengeance spicca come un’espansione di grande qualità, pensata per chi cerca sfide più impegnative e per gli appassionati dei vasti mondi ideati da Atlus. La difficoltà resta un fattore divisivo e può essere complesso approcciarvisi per chi cerca un’esperienza più rilassata.

2. Final Fantasy VII: Rebirth

Al secondo posto, sequel del primo capitolo della trilogia remake dell’originale Final Fantasy VII del 1997, Final Fantasy VII: Rebirth espande ulteriormente il mondo di Gaia, offrendo un’esperienza ancora più immersiva. Il gioco brilla per la sua capacità di combinare tradizione e innovazione: le ambientazioni sono vaste e coinvolgenti, arricchite da nuove aree esplorabili che ampliano l’universo di gioco.

Il combat system si rinnova rispetto al capitolo precedente, integrando combattimenti in tempo reale e strategia, con transizioni tra i personaggi più fluide e dinamiche. Dal punto di vista narrativo, Rebirth si prende la libertà di riscrivere alcune parti chiave della storia originale, introducendo dettagli in grado di sorprendere anche i giocatori più esperti che hanno trascorso ore e ore sul titolo del ’97.

Visivamente e tecnicamente, il gioco si conferma un capolavoro, capace di attirare nuovi fan verso il franchise. Tuttavia, essendo strutturato in una trilogia, potrebbe lasciare l’amaro in bocca ai fan più affezionati, costretti ad attendere il capitolo finale. Al tempo stesso, si rivela una scelta astuta per spingere chiunque a recuperare questa straordinaria avventura.

1. Metaphor: Re Fantazio

Al primo posto di questa classifica troviamo Metaphor: Re Fantazio, prodotto e sviluppato da Atlus e Studio Zero, che si afferma come uno dei migliori JRPG del 2024. Con una trama elaborata e ricca di tematiche profonde come il destino, il sacrificio e l’utopia di un mondo senza discriminazioni, Metaphor innova pur rimanendo fedele al sistema di combattimento a turni. Nonostante alcune critiche verso questa formula tradizionale, Atlus dimostra che non è il sistema in sé a fare la differenza, ma come viene implementato.

In questo caso, il gioco introduce un alto grado di personalizzazione strategica, superando persino le possibilità offerte dai titoli della serie Persona. La componente artistica è di altissimo livello, con menù dal design mozzafiato, sprite e artwork curati nei minimi dettagli, e un worldbuilding profondo che offre grande libertà esplorativa.

Ogni area è ricca di segreti e missioni secondarie che arricchiscono il mondo di gioco, supportate dalla funzione del memorandum, che tiene traccia delle informazioni acquisite per favorire un’immersione totale.

Metaphor: Re Fantazio è un capolavoro sotto tutti i punti di vista, capace di incantare chiunque vi si approcci.

Categorie
Editoriali

I migliori giochi del 2024: 10 titoli da provare

Con l’arrivo delle festività natalizie, anche il 2024 giunge al termine. Sebbene rispetto al passato quest’anno abbia regalato qualche emozione in meno, è innegabile che anche il 2024 abbia visto molte uscite davvero degne di nota. Ma quali sono stati i migliori giochi del 2024?

In vista dei Game Awards proveremo, con questo articolo, a tirare le somme dell’anno e a presentare quelli, che, secondo noi, sono stati i titoli più importanti, meglio realizzati e decisamente da giocare. precisiamo subito che i giochi di cui parleremo non verranno inseriti in ordine di qualità, ma in ordine alfabetico.

Accendiamo la nostra Delorean e riviviamo insieme l’anno appena trascorso.

Astro Bot

E parlando dei migliori giochi dell’anno, non potevamo che partire da lui. Astro, il simpaticissimo robottino di casa Sony, ha certamente saputo conquistare la quasi totalità dei videogiocatori. Astro Bot è un prodotto davvero sorprendente. Nella sua estrema semplicità riesce ad essere un gioco moderno e al passo coi tempi e allo stesso tempo a garantire ore e ore di puro e sano divertimento.

Oltre alla sua eccelsa qualità tecnica, il punto di forza di Astro Bot risiede certamente nella grande varietà di situazioni che riesce via via a proporre nel corso dei livelli. Se aggiungiamo anche l’incredibile simpatie dei robottini e l’enorme quantità di citazioni rivolte al mondo Playstation, il risultato non poteva che essere un capolavoro. Ecco la nostra recensione di Astro Bot, nel caso voleste approfondire.

Balatro

Chiudiamo la nostra carrellata con un gioco indy, forse la vera sorpresa dell’anno. Balatro porta avanti la balzana idea di unire il poker con elementi roguelike e di deck building, dando vita ad un gameplay davvero originale e coinvolgente.

Il divertimento che Balatro riesce ad offrire può facilmente trasformarsi in una vera e propria droga, in grado di incatenare il malcapitato giocatore per ore ed ore. La grande varietà di mazzi e stili di gioco dona anche a Balatro un’enorme longevità e mantiene vivo il divertimento davvero a lungo. Letteralmente imperdibile!

Black Myth: Wukong

Migliori giochi

Grazie al suo comparto tecnico semplicemente superbo, al suo gameplay impegnativo ma anche appagante e bilanciato e soprattutto alle migliaia di copie vendute, Black Myth Wukong è un serio candidato a gioco dell’anno.

Il capolavoro di Game Science attinge a piene mani alla mitologia cinese e unisce sapientemente numerosi elementi di generi differenti. Certo, l’azione domina decisamente il gioco, ma per affrontare con successo i nemici, in particolare i feroci boss, occorrerà molta strategia e un uso sapiente delle risorse a disposizione.

Wukong è certamente uno dei migliori giochi usciti quest’anno e non ci stupirebbe davvero se facesse incetta di premi agli awards. Vedremo quanti premi riuscirà effettivamente a conquistare il nostro scimmione!

Dragon Ball: Sparking! Zero

Dragon-Ball-Budokai-Tenkaichi-copertina

Come più volte ricordato nella recensione di Dragon Ball Sparking Zero, il nuovo capitolo della saga non è un picchiaduro tradizionale. Dal punto di vista del gameplay, del bilanciamento e della struttura competitiva, giochi come Tekken 8 lo sovrastano totalmente.

Eppure, il titolo Bandai namco è riuscito per diverso tempo a rubare la scena grazie alla sua enorme quantità di contenuti, al numero spropositato di lottatori e soprattutto alla sua capacità di riprodurre in modo fedele i combattimenti e le atmosfere che hanno reso Dragonball un successo planetario.

Un gioco davvero enorme e completo, in grado di regalare ore di divertimento sia ai fan dell’opera di Toriyama che agli amanti dei giochi di combattimento.

Elden Ring: Shadow of the Erdtree

Sebbene possa sembrare strano parlare di un’espansione in una rubrica di questo tipo, il lavoro svolto da Bandai Namco con Erdtree è semplicemente fenomenale.

Quest’espansione dona ai fan di Elden Ring decine di ore di gioco aggiuntive, con un’ambientazione enormemente ampliata e coerente rispetto al gioco originale e centinaia di nemici agguerritissimi.

A proposito di nemici, il livello di difficoltà di questa espansione è stato ampliato a dismisura. Ora anche i fan più smaliziati della saga di Dark Souls troveranno pane per i loro denti!

Final Fantasy VII Rebirth

final-fantasy-7-rebirth-copertina

Sebbene le modifiche apportate alla trama abbiano fatto storcere il naso a parecchi fan (noi compresi) è innegabile che il secondo episodio della saga Remake di Final Fantasy VII sia stato uno dei migliori giochi dell’anno.

Final Fantasy VII Rebirth perfeziona e amplia ogni aspetto del gioco precedente, grazie ad una mappa open world enorme e ricca di attività, un battle system ulteriormente arricchito e migliorato, che fonde in maniera encomiabile azione e strategia e un comparto grafico e sonoro di altissimo livello (anche se, nella versione standard per PS5, Rebirth mostra parecchie sbavature).

Un’avventura lunghissima, ricca di segreti e giochi secondari ed anche molto rispettosa del titolo originale. Un acquisto immancabile nella confezione di ogni amante delle avventure e dei Final Fantasy.

Indiana Jones e l’Antico Cerchio

indiana-jones-2023-videogioco-copertina

Arrivato fuori tempo massimo, a pochi giorni dai Game Awards 2024 ma comunque capace di irrompere con una forza tale da essere introdotto in questa speciale classifica. Indiana Jones e l’Antico Cerchio è videogioco di grande qualità, ma è soprattutto una lettera d’amore verso l’opera cinematografica.

Per la prima volta nella storia riteniamo che un videogioco tanto per trama quanto per regia sia in grado di essere un degno erede della saga cinematografica e potrebbe addirittura essere parte della stessa. Indiana Jones e l’Antico Cerchio ha avuto la capacità di rompere un tabù creando una continuità tra i medium mai vista prima. Giocatelo se siete fan di Indy e giocatelo anche se non lo siete perché il titolo di MachineGames sarà capace di farvi recuperare l’intera saga cinematografica.

Metaphor: ReFantazio

Grazie alla saga di Persona, Atlus si è ormai consacrata come maestra assoluta nell’ambito degli JRPG. Anche Metaphor si rivela un’opera assolutamente straordinaria. Questo nuovo gioco ha l’intuizione di unire le meccaniche tipiche della serie persona ad un’ambientazione fantasy medievaleggiante. La scelta rende Metaphor molto più appetibile per tutti quei fan che mal digeriscono l’ambientazione scolastica.

ReFantazio propone tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna della saga di Persona, semplificando alcune delle meccaniche più lunghe e frustranti e adattando il gameplay alla nuova ambientazione. Anche la trama è assolutamente avvincente e ben scritta. Questi elementi rendono Metaphor probabilmente il miglior GDR uscito quest’anno nonché una delle migliori avventure in assoluto.

Silent Hill 2

Silent-Hill-2-specchio

Nato tra i dubbi della community e cresciuto tra le perplessità tra i fan più ortodossi. Ma alla fine il remake di Silent Hill 2 di Bloober Team è riuscito a convincere tanto gli appassionati della saga quanto la critica.

Il remake di Silent Hill 2 è il miglior videogioco horror dell’anno, ma non solo. Si tratta di uno dei migliori esponenti degli ultimi anni, capace di far tornare Konami a competere con Capcom in uno scontro alla pari (con Resident Evil 4 Remake) come non si vedeva da anni.

L’atmosfera è quella di Silent Hill 2 mentre la qualità tecnica è quella dei nostri giorni. Un gioco assolutamente da giocare soprattutto se siete amanti degli horror.

The Legend of Zelda: Echoes of Wisdom

zelda-echoes-wisdom-copertina

La serie Legend of Zelda non è certamente nuova a regalare ai fan giochi di altissimo livello. L’ultimo della famiglia, Echoes of Wisdom, non fa eccezione. EoW propone un’estetica ed un gameplay ispirati ai primi, classici episodi della saga. Tuttavia, l’ultima avventura della fortunata serie presenta numerose novità.

La possibilità di registrare e replicare gli oggetti dona al giocatore un numero enorme di possibilità per affrontare l’esplorazione egli enigmi. La capacità di Zelda di evocare i mostri e di replicare le abilità di Link donano anche ai combattimenti un’ ottima varietà e dinamicità.

Come detto anche nella nostra recensione, Echoes of Wisdom è un’avventura davvero incredibile, divertentissima da giocare e molto piacevole da guardare. E poi, chi vorrebbe perdersi la prima avventura della saga con Zelda protagonista? (no, i giochi CDI non contano, ci dispiace).

Panoramica privacy

Questo sito web usa Cookie al fine di fornire la migliore esperienza possibile. Le informazioni Cookie sono conservate sul tuo browser e hanno il compito di riconoscerti quando torni sul nostro sito web. Inoltre, sono utili al nostro team per capire quali seizioni del sito web sono maggiormente utili e interessanti.